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28 July ...Storie
come il viso di una canzone
ho pensato di raccontarti
non sapevo come
un passaggio interiore
un vissuto tra finto e reale,
forse tutto è un uguale:
cerchiamo battiti, in sincrono
qualcuno con cui parlare
e adottiamo cani
e accarezziamo gatti
facezie per distoglierci.
Non so se ciò che lasciamo
può esser più di ciò che vorremmo
non possiamo altro
che darci tempo
un corpo per sfiorarne un altro
due mani verso
non siamo che un capoverso
di un romanzo letto in fretta
che solo a distanza
ne capisci il significato,
ma anche quando
nel miglior caso
sapremo meno
di quel che dice il vento.
23 July Vecchie fotoTi sei infiltrata come aria tra infissi di un castello inespugnabile in pietra e ne sei entrata da raggelare commensali nella gioia verticale di un’edera che s’inerpica. Quante magie si sovrappongono a un iride come del vino bevuto per caso girano ruote la strada resta un minuto: non sono che un bimbo fatto di scale un chiodo giovane sulle labbra che crocifigge subitanee mosse e resto lì a guardare, eppure i segni eran troppi mentre mozzavo teste a serpenti senza coda lapidavo lucertole secche, nelle stuoie.
La tempesta mi sorprese a nord-ovest e le mani tremavano attorcigliate le vene, sbriciola calcinacci la diga che non riesce a reggere poi il colpo d’onda e tutto salta il sibilo, il rombo, la corrente il paesaggio in un terremoto d’acqua. 15 July CamminandoMacchine lungo
ancora la via
una donna da un finestrino
una stella sopra un albero
una luce non ancora nulla,
la mia faccia.
Dell’eroe si narra l’ora dell’impresa
del marinaio l’ora della terra
non quelle, interminabili, di mare
il viaggio che allontana
meta e inganno
e la figura diviene leggenda
mentre straniere
parlano d’incomprensibile al fianco.
Spezzo l’ora, allontanando
sono già sotto livello
ad altezza labirinto
senza né filo o mano
che tenga gomitolo
sempre in ritardo
dubbi s’accavallano,
mi fermo nei miei amori
strisce di viso
e c’è sempre qualcuno
che perde la metro. 09 July SconosciutiEra di lunedì
sul treno per Saronno
io scendevo in Bovisa
lei continuava,
poi sulla metro, la rossa
zaffiro ai lobi, veste lunga
a fianco a fianco
divisi da una sbarra
per attaccarci le mani,
poi Torino e Agnese
di cui ricordo solo il nome
nel campionario di facce
in luoghi in partenza,
come quel giorno
in cui lei entrò nella stanza
e tu mi guardasti d’odio
e non sapevo chi eri… 04 July ...Lo sento battere
come una via di strade strette
strenua fame
sono ancora nel sogno
e nel suo manuale;
m’incrocio nelle viscere
ma non dormo
prima di pensarti
la vita è una maschera dura
in cuore così molle
e di tutte le leggi
le tue gambe sono più lunghe
la natura ha più fame. |
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